La moda dice addio alle pellicce animali

Con un emendamento alla Legge di Bilancio 2022 entrato in vigore lo scorso 1 gennaio, il governo italiano ha detto stop agli allevamenti di animali da pelliccia come visoni, volpi, cincilla e procioni. Una svolta storica, promossa e auspicata da attivisti e associazioni animaliste da almeno dieci anni.

Questo risultato è il frutto di un’insistente campagna da parte degli attivisti per i diritti animali, anche sulla scia delle politiche aziendali seguite da alcuni noti brand di moda – da Versace a Gucci passando per Armani –, che negli ultimi anni hanno detto stop alle crudeltà contro gli animali.
Entro il 30 giugno 2022 verranno smantellati gli allevamenti rimasti, sparsi tra Lombardia, Emilia-Romagna e Abruzzo, e verranno così salvati i 7.039 visoni riproduttori allevati in quelle strutture.

Una delle alternative più comuni è rappresentata dalle faux furpellicce finte realizzate a partire da fibre sintetiche e in particolare da polimeri, come quelli acrilici, modacrilici o da miscele di varietà diverse. Molte derivate da combustili fossili, come petrolio e carbone, tanto che già nel 2014 la Commissione Europea aveva dichiarato l’acrilico la sostanza con l’impatto ambientale peggiore. Le pellicce sintetiche non sono biodegradabili né riciclabili e impiegano centinaia di anni per decomporsi, nelle discariche, proprio come bottiglie o sacchetti di plastica (o come gli abiti fast fashion). Trasformandosi quindi in una minaccia enorme per l’ecosistema ambientale.

Esiste nel 2022 una pelliccia sintetica che non danneggia l’ambiente?

In questo dualismo ideologico, ci sono brand che stanno lavorando attivamente per far diventare la faux fur meno dannosa per l’ambiente. All’interno della collezione FW20/21 Stella McCartney, ad esempio, ha presentato la Koba Fur Free Fur, una pelliccia sostenibile, biodegradabile e riciclabile, composta al 37% da fibre di origine vegetale, come il mais, e da poliestere rigenerato. Opera da circa cinque anni House of Fluff, brand di pellicce prodotte con materiali biodegradabili, riciclati o a partire da tessuti e pellami di origine europea. Shrimps, brand londinese fondato da Hannah Weiland, si è fatto conoscere con una linea di capi spalla in faux fur, introducendo la conversazione sulle pellicce sintetiche e cruelty-free nell’industria, e ottenendo l’appoggio di PETA.