Uva ursina, rimedio contro le patologie delle vie urinarie

L’uva ursina (Arcostaphylus uva ursi), nota anche come uva orsina, uva selvaggia o uva dell’orso (gli orsi ne sono golosi!!), è una pianta arbustiva che appartiene alla famiglia delle Ericacee nativa del Nord America. In Italia si trova nelle brughiere di Alpi e Appennini e fiorisce nel periodo che va da maggio a giugno. Le parti utilizzate in fitoterapia sono le foglie che vengono raccolte durante tutto l’anno.

L’impiego dell’uva ursina a scopi medicamentosi ha origini antichissime, è sempre stata considerata un eccellente rimedio contro le patologie delle vie urinarie e per la calcolosi renale.


L’azione antibatterica svolta dall’uva ursina viene attribuita per lo più alla presenza di arbutina e metilarbutina. In particolare la prima subisce delle trasformazioni nell’intestino, passa attraverso il fegato e quando si trova a contatto con i batteri dell’infezione libera idrochinone antisettico, cioè la sostanza che effettivamente elimina i microbi.
Sull’efficacia antibatterica dell’arbutina sembrano non esserci dubbi di sorta, anche se diversi autori ritengono che l’efficacia antimicrobica e quella antinfiammatoria siano da attribuire al fitocomplesso piuttosto che alla singola azione dell’arbutina e della metilarbutina.

Come detto, le indicazioni principali per l’uso di uva ursina sono in primis le patologie dell’apparato genito-urinario quali pielite, cistite, nefrite, uretrite, prostatite, ma trova impiego anche nel caso di disturbi legati al ciclo mestruale, leucorrea, diarrea, oltre ad essere un ottimo alleato nei casi di ritenzione idrica, cellulite  e macchie della pelle.

L’utilizzo di uva ursina non è privo di effetti collaterali; uno di questi, anche se non è particolarmente significativo, è la colorazione marrone delle urine; in alcuni soggetti sensibili si possono verificare nausea e vomito. Assolutamente controindicata in gravidanza – pare stimoli la contrazione uterina – in allattamento ed in età inferiore ai 12 anni.

I preparati a base di uva ursina possono essere assunti sotto svariate forme: infuso, decotto, macerato, compresse, ma di sicuro i rimedi più usati sono la tintura madre e le foglie in taglio tisana. Spesso all’uva ursina vengono associati altri rimedi fitoterapici come gramigna, equiseto, mirtillo rosso, mirtillo nero, tarassaco, verga d’oro che possono risultare utili contro le patologie per cui l’uva ursina viene raccomandata.

 

 

In caso di assunzione di preparati a base di uva ursina, è fondamentale seguire le indicazioni riportate sulle confezioni o i suggerimenti del medico che ha prescritto il trattamento. In ogni caso si sconsiglia l’uso oltre i 10 giorni, successivamente è opportuno passare a piante più delicate come la Pilosella o la Verga d’Oro.

 

Inoltre, come nella maggioranza dei rimedi fitoterapici, l’utilizzo dell’uva ursina deve essere riservato a forme non particolarmente gravi per la quali è più indicato il ricorso a trattamenti farmacologici tradizionali.

 

Samaria Avallone

 

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