Sanremo: sobrio e rassicurante come Carlo Conti

image3La vittoria degli Stadio è stata la massima trasgressione che questo Festival di Sanremo si è potuto (e voluto) permettere. Il colpo di coda finale riscatta almeno in parte cinque serate dove tutto è andato come doveva andare, senza scossoni, clamori e polemiche, se si eccettua quella, alla camomilla, della votazione sballata sui primi due artisti della categoria Giovani. Tutto nello stile Carlo Conti: lineare, rassicurante, evocativo, prevedibile, abbronzato, ma non necessariamente noioso.
E’ come se nel carrozzone del presentatore più amato della tv ognuno avesse avuto un ruolo assegnato, diligentemente interpretato e con gli effetti sorpresa ridotti al minimo.

Per dire, Virginia Raffaele doveva far ridere con intelligenza e lo ha fatto; Madalina Ghenea doveva essere la bellezza dell’Ariston e lo è stata; la meravigliosa storia di Ezio Bosso doveva commuovere l’Italia e così è andata; gli Elii dovevano inventarsi qualcosa sul palco e invenzione fu; Irene Fornaciari doveva far quella che come il padre non ha fortuna al Festival e le è riuscito benissimo; Enrico Brignano doveva confermarsi il comico che è sempre stato e ovviamente si è confermato; Laura Pausini, Pooh, Eros Ramazzotti, Renato Zero, financo Cristina D’Avena dovevano far sentire il profumo dell’amarcord e il profumo si è sprigionato. E via così.
L’unica mina vagante del favoloso mondo di Carlo Conti, un mondo nel quale tutto riga dritto, l’improvvisazione è stata Garko, era a Sanremo per fare il valletto-soprammobile (ruolo solitamente femminile) e, capendo di essere totalmente inadeguato anche per quello per cui era stato chiamato, ha sfoderato una notevole dose di autoironia.E’ stato preso in giro da tutti e non si è curato di correggere i propri difetti, anzi, li ha caricati. E’ riuscito nell’impresa di risultare anche simpatico, quando bastava facesse l’homme fatale.

E alla fine sono spuntati gli Stadio, già calimeri dell’Ariston (due ultimi posti con canzoni non disprezzabili negli anni ’80) e inaspettatamente catapultati in una seconda giovinezza. Non è andata come si prevedeva, ma Carlo Conti è riuscito lo stesso a trovare al suo ingessatissimo Festival un lieto finale.