Sale: i sei alimenti peggiori

Che troppo sale faccia male non è una novità. E’ ormai risaputo infatti che l’eccesso di sale rappresenta un fattore di rischio per la nostra salute, ecco perché i medici raccomandano un consumo medio inferiore ai 1.500 mg, sufficiente per soddisfare il fabbisogno giornaliero.

 

Ridurre il quantitativo di sale presente nella nostra dieta è, dunque, una misura di prevenzione fondamentale, considerato che esso è già presente in modo naturale negli alimenti che consumiamo quotidianamente ed in quelli apparentemente insospettabili.

Un eccessivo consumo di sale può essere responsabile di malattie come:


– l’ipertensione: il sale è dannoso soprattutto per le persone che soffrono di pressione alta. Sebbene un organismo sia perfettamente in grado di eliminare l’eccesso di sodio, assumere troppo sale, a lungo andare, favorisce l’insorgenza della malattia nelle persone predisposte.

– l’osteoporosi: l’eccesso di sale favorisce l’escrezione renale di calcio, di cui la dieta è spesso povera. Il calcio è un minerale essenziale per le ossa e una sua carenza aumenta significativamente il rischio di osteoporosi.

– l’obesità: chi consuma regolarmente cibi salati corre un maggior rischio di diventare obeso. Il sale, si sa, non ha calorie ma stimola la sete che può essere soddisfatta con bibite zuccherate o alcoliche. In questo caso è facile assumere calorie extra, assolutamente dannose per la nostra salute.

Inoltre, c’è da dire che l’apporto di sale va assolutamente ridotto anche in presenza di malattie quali l’insufficienza renale, lo scompenso cardiaco e la cirrosi. Queste malattie, infatti, aumentano sensibilmente la ritenzione di sodio alterando i meccanismi di eliminazione renale.

Infine, anche se in un individuo sano il metabolismo del sodio funziona perfettamente regolando l’assorbimento e l’escrezione urinaria in relazione alle quantità di sale introdotte con gli alimenti, l’assunzione di eccessive quantità di sale predispone comunque l’individuo ad ipertensione e ritenzione idrica.

Ma se è facile controllare la quantità di sale che si aggiunge direttamente e personalmente nella preparazione dei piatti, non è altrettanto facile fare i conti con il sale già contenuto negli alimenti o aggiunto nella loro lavorazione industriale.

 

L’American Heart Association e l’American Stroke Association hanno stilato una lista di pietanze e prodotti che contengono elevate percentuali di sale “nascosto”. Ecco i 6 cibi da evitare o, almeno, da inserire con moderazione nella dieta quotidiana:

 

– Il pane (e ovviamente i prodotti da forno come crackers e grissini): basta una sola fetta di pane per introdurre il 15% della dose consigliata ogni giorno;

– La carne lavorata (ad esempio i salumi): il sodio, utilizzato come conservante, è presente in grande quantità, fino a 1.050 mg;

– Il pollame surgelato (in generale la carne già pronta da consumare per un pasto veloce): può contenere circa 600 mg di sodio;

– I sandwich (panini per hamburger): tra i più ricchi di sodio. Possono contenere anche più di 1.500 milligrammi di sodio;

– La pizza: anche la classica fetta di pizza finisce sul banco degli imputati. Bastano due fette per soddisfare il consumo giornaliero di sale…E non solo: a seconda del tipo può essere una  considerevole fonte di grassi e di calorie;

 

– Le zuppe già pronte: sono particolarmente ricche di sodio e possono contenerne fino a 940 mg di sodio.

 

Si tratta prevalentemente di cibi lavorati, conservati e già confezionati, che dovrebbero essere pertanto sostituti da piatti più semplici e naturali. Quando si fa la spesa è consigliabile leggere quanto riportato sull’etichetta e verificare la quantità di sale presente nell’alimento.

 

Per chi non riesce a rinunciare al sapore, una valida alternativa al sale  sono le spezie e le piante aromatiche: origano, rosmarino pepe, peperoncino, erba cipollina, per citarne alcuni, sono perfetti per esaltare i sapori in modo naturale e salutare.