Nel ricordo dell’VIII° Re di Roma

sordiNella notte tra il 24 e il 25 febbraio del 2003, all’età di 82 anni moriva infatti Alberto Sordi, uno dei più grandi attori del cinema italiano.
L’attore romano ha regalato geniale comicità ed emozioni malinconiche dando vita a personaggi memorabili, simboli di ansie, frenesie, difetti e virtù di un popolo. Nei suoi imponenti 51 anni di carriera, tra cinema e tv, Sordi ha collezionato la partecipazione a ben 152 film.
A dodici anni esatti dalla sua morte, nonostante Sordi, “istituzione” del cinema italiano sia considerato l’ VIII° Re di Roma, non è stato organizzato nessun evento commemorativo degno di nota nella sua città natale.

Il ricordo spetta solo al “Gruppo Storico Romano”: all’interno del Cimitero Monumentale del Verano infatti, ieri mattina è stato effettuato un picchetto d’onore, dalle 10 alle 12, presso la tomba del “grande” Sordi. “La nostra Associazione- si legge sul sito – renderà omaggio a quello che noi consideriamo il vero VIII° Re di Roma, così come avviene puntualmente, ogni 24 febbraio, da undici anni a questa parte. La cerimonia, concordata in pieno con la Fondazione Sordi, prevede un picchetto da parte dei nostri legionari e pretoriani e la deposizione di una corona d’alloro.”
Alberto Sordi nasce il 15 giugno del 1920 nel rione popolare di Trastevere e nel 1936 si iscrive al corso di recitazione all’Accademia dei Filodrammatici di Milano. Il padre, Pietro Sordi, era stato professore di musica e strumentista, titolare della tuba contrabbassa, dell’orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. La popolarità sul grande schermo, l’Albertone nazionale la raggiunge tra il 1952 e il 1955 con due film diretti da Federico Fellini: “Lo sceicco bianco” e “I vitelloni”, e alcuni diretti da Steno: “Un giorno in pretura”, “Un americano a Roma” (un trionfo sensazionale al botteghino, con un incasso di circa 380.370.000 di Lire), e “Piccola posta”. Poi ancora nel 1957 con “Il conte Max” inaugura l’impersonificazione dell’italiano medio vizioso e viziato e nel 1963 recita ne “Il boom”.
Il comico è sempre riuscito a far parlare poco della parte più privata della sua vita e non ha mai ufficializzato i suoi legami amorosi, celebre fu una sua battuta a tal proposito:
“Non mi sposo perché non mi piace avere della gente estranea in casa” .
A noi piace ricordarlo con una sua celebre affermazione, che sia da monito a tutti noi:
“La nostra realtà è tragica solo per un quarto: il resto è comico. Si può ridere su quasi tutto”.