Mamme chioccia adottate la “distanza di sicurezza”

imagesMamme chioccia, quante volte abbiamo sentito questa definizione? Troppe.
Per indole, forse, e spesso per luogo comune le madri italiane sono definite così.
Il succo è trito e ritrito: i figli di genitori troppo apprensivi cresceranno più ansiosi.
Ansia ed eccessivo coinvolgimento materno, dicono i ricercatori, predicono in maniera significativa una diagnosi clinica di ansia più avanti negli anni.
Ma, fortunatamente, il cucciolo d’uomo, per natura, sa quando prendere distanza dall’identità della mamma per costruirsene una tutta sua ed è qui che si dovrebbe costruire la consapevolezza di sé, delle proprie risorse e capacità, basi e ingredienti di quello che noi conosciamo come concetto di “autostima”.
Queste mamme invece, non riescono a compiere nel concreto questo passo e continuano a fare tutto per il proprio figlio, sostituendosi a lui in tutto e per tutto.
Sui giornale e in TV si è spesso parlato di “troppo amore“, ma non sono del tutto d’accordo con questa teoria. In realtà, qui parliamo di “controllo” della vita altrui, non sulla base di quanto amore c’è o non c’è, anche perché, l’amore, soprattutto quello per i proprio figli, non si può certo misurare!
Ma allora, come possiamo star vicino ai nostri figli, ma insegnandogli l’autonomia e dandogli una buona dose di autostima? Mi piace usare l’esempio del codice della strada sul concetto di “distanza di sicurezza”.
Essa serve per avere una giusta distanza dall’automobile che ci sta davanti, in modo tale da evitare tamponamenti in caso di pericolo o ostacoli improvvisi. Stando troppo attaccati alla macchina davanti a noi, rischiamo infatti in tal caso, di farci male andandole addosso.
Ecco, con i nostri figli forse dovremmo fare la stessa cosa: usare una distanza di sicurezza che ci permetta di star loro vicini, senza soffocarli e rischiare di schiantarci uno contro l’altro di fronte agli ostacoli della vita.
In fondo, se ci pensiamo bene, la macchina che sta davanti a noi, vedendo per prima l’ostacolo, potrebbe trovare il modo di superarlo senza coinvolgere chi le sta dietro…
E dunque essere in grado di farcela da sola senza far male a sé e agli altri…

Capito la metafora? Quindi mamme, coraggio, allacciamo le cinture di sicurezza e via! si parte!”