Mamme che lavorano….e i sensi di colpa?

Conciliazione-lavoro-e-famiglia_o_su_horizontal_fixedPer molti, la parola mamma, è sinonimo di martire. Donne che tentano di incastrare famiglia, lavoro, impegni propri e dei figli, per arrivare poi alla sera completamente distrutte e, come se non bastasse, anche una sufficiente dose di sensi di colpa per qualcosa che non sono riuscite a fare. Finalmente qualcuno, un gruppo di studiosi per l’esattezza, vuole liberare le mamme da questo senso di colpa che le attanaglia per aver scelto di dedicarsi a una carriera professionale oltre che alla famiglia.
Una ricerca condotta dalla Columbia University ha svelato che le mamme soddisfatte della loro vita personale e professionale non tolgono nulla ai propri figli. Jane Waldfogel, autrice dello studio, spiega che c’è una sola differenza tra mamme che lavorano e quelle che non lavorano: l’attenzione che i genitori danno alle esigenze dei loro figli, indipendentemente da quanto tempo le mamme lavorino fuori casa.Una donna/mamma che lavora gode di un migliore benessere mentale, contribuisce a far aumentare le entrate economiche in famiglia e, sempre dalla ricerca, emerge che ha una maggiore attenzione alle cure per la salute dei bambini. Pertnato è potenzialmente portata ad avere un’attenzione maggiore alle esigenze dei propri figli.

Ma come si può lavorare senza farsi affondare dal senso di colpa? Bisogna sempre tenere a mente che davvero la qualità conta più della quantità: meglio due ore dedicate esclusivamente, con dedizione e pazienza, ai bambini che l’intera giornata vissuta in modo frenetico, annoiato o snervante.

Lavorare aiuta la donna a sentirsi professionalmente realizzata e a essere appagata. A risentirne positivamente è anche il matrimonio: la conseguenza diretta è che i bambini cresceranno in un ambiente familiare sereno. Infatti proprio una ricerca condotta dal Pew Research Center ha evidenziato che l’incidenza dei divorzi è nettamente inferiore tra le coppie dove entrambi i coniugi lavoravano con soddisfazione.

Inoltre, bisogna vedere la baby sitter o le educatrici dell’asilo nido come aiutanti dei genitori e non come nemici. I bambini sono stimolati dal contatto con gli altri. In ultimo l’emulazione: pensare a se stesse come a un modello di autonomia, indipendenza e rispetto per le proprie capacità da trasmettere ai figli.