Le culle restano vuote per la crisi economica

IN ITALIA CULLE VUOTE PER LA CRISI, ULTIMI IN UEIl 2014 è stato l’anno nero della natalità in Italia. Le nascite infatti sono state solo 509 mila, 5 mila in meno rispetto al 2013, secondo l’Istat il livello minimo mai raggiunto a partire dall’Unità d’Italia.

Di queste, l’81% si stima siano avvenute da donne italiane e il restante 19% da donne straniere.

A lasciare le culle vuote, dice l’ISTAT nelle stime per l’anno 2014, non sono solo le mamme italiane, ma anche quelle straniere: le mamme italiane hanno procreato 1,31 figli mentre le mamme straniere 1,97 figli.
Il progressivo rallentamento delle nascite in Italia, secondo il Censis vengono alla luce sempre meno bambini anche in conseguenza della recessione economica.
E’ opinione diffusa tra l’88,7% di ginecologi, andrologi e urologi che l’Italia è afflitta dal grave problema della bassa natalità . E la scarsa propensione degli italiani ad avere figli è ricondotta principalmente a motivazioni economiche:il 75% degli specialisti è convinto che la crisi economica scoraggi le coppie, in particolare quelle che devono ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. E’ quanto emerge da una ricerca del Censis, realizzata in collaborazione con la Fondazione Ibsa, condotta fra i medici specialisti (ginecologi, andrologi e urologi) e presentata a Roma.
BIMBI IN PROVETTA – Dall’indagine emergono altri elementi significativi. Uno riguarda i bambini concepiti ‘in provetta’ e venuti alla luce in Italia nel 2012: sono stati 9.800. Un aumento quasi del 170% in 7 anni. Nel 2005 sfiorarono infatti quota 3.650. Le coppie trattate in Italia con tecniche di procreazione medicalmente assistita erano 54.458 nel 2012 (ultimo dato ufficiale disponibile): +77% rispetto alle 30.749 del 2005. Nel 23,2% dei casi si arriva alla gravidanza. I bambini concepiti in provetta venuti alla luce sono stati 9.818 nel 2012: +169% rispetto ai 3.649 del 2005. I pazienti con problemi di infertilità sono seguiti in quasi la metà dei casi privatamente (46,6%), il 39,7% in strutture pubbliche e il 13,7% sia nel pubblico che nel privato. Quasi il 75% degli specialisti ritiene che le coppie con problemi di infertilità tendano a consultare più di uno specialista prima di affidarsi alle cure di quello scelto alla fine. Il 62% degli specialisti giudica i propri pazienti poco o per nulla informati sia sui problemi di infertilità e sterilità, sia sulle tecniche di procreazione medicalmente assistita.
INFERTILITA’ – Secondo i medici specialisti italiani l’infertilità colpisce il 20-30% delle coppie italiane, a fronte delle stime dell’Organizzazione mondiale della sanità che parlano del 10-15%. Ed è certo che i problemi di infertilità e sterilità siano aumentati rispetto al passato: lo pensa il 91,3% dei camici bianchi interpellati. La metà degli specialisti ritiene che una coppia dovrebbe iniziare a preoccuparsi tra i 12 e i 24 mesi dopo i primi tentativi di concepimento falliti. Ma il 36% ritiene che bisognerebbe preoccuparsi prima, trascorsi da 6 a 12 mesi dai primi tentativi. Per il 4,7% è utile anticipare entro i 6 mesi, per il 9,3% aspettare almeno 2 anni. Tra la popolazione, invece, sale al 44% la percentuale di chi ritiene che si debba attendere oltre 2 anni dai primi tentativi prima di preoccuparsi. Secondo poco meno della metà degli specialisti, l’età in cui una donna che aspira a essere madre dovrebbe iniziare a preoccuparsi è oltre i 35 anni. La maggioranza del campione individua dopo i 25 anni l’età giusta per iniziare a effettuare esami di screening dell’infertilità (l’impossibilità di portare a termine la gravidanza con la nascita di un bambino sano) e sterilità (l’incapacità a concepire). Il 77,3% si dice favorevole all’attivazione di programmi regionali e nazionali per lo screening dell’infertilità delle donne, mentre è favorevole allo screening per gli uomini una percentuale ancora più alta e pari all’81,3%.
ETEROLOGA – Il 76% dei ginecologi, andrologi e urologi italiani, i medici che ogni giorno trattano il problema dell’infertilità, sarebbe d’accordo con una revisione della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, pur essendo concordi nel sottolineare l’importanza di questa normativa (89,3%). Ma gli esperti evidenziano la presenza di rilevanti differenziazioni territoriali nell’applicazione della legge, e l’aspetto che andrebbe modificato prima di tutto riguarda la possibilità di offrire effettivamente alle coppie la possibilità di accedere all’eterologa (60,5%). L’88,7% dei medici sottolinea che non in tutte le regioni italiane è assicurato lo stesso livello di qualità nei trattamenti per la procreazione medicalmente assistita e che, nonostante le dichiarazioni di principio, non ovunque è assicurata la gratuità dell’accesso alle cure per la Pma (83,3%). In Italia il 54% dei centri in cui si può effettuare la Pma iscritti al registro nazionale sono privati, e la percentuale arriva al 69% al Sud.