L’adozione, una scelta delicata

angelina-jolie-brad-pittOgni coppia ad un certo punto del suo percorso si trova a dover affrontare la decisione di avere o meno un figlio, sempre che la gravidanza non sopraggiunga inaspettatamente. D’altra parte una coppia può decidere di avere un bambino sia naturalmente sia attraverso l’adozione. Ci sono famiglie che, pur avendo figli naturali, decidono di adottarne altri, mentre per altre coppie la decisione che porta all’adozione giunge dopo moltissimi tentativi infruttuosi di avere un figlio per vie naturali.

Intraprendere il percorso dell’adozione significa prima di tutto capire che quasi sempre i bambini adottati in età prescolare o scolare vivono esperienze negative legate alla separazione e all’abbandono da parte dei genitori naturali. Per questo motivo è importante che i genitori adottivi si rendano conto che è necessario affrontare questo passo con un’adeguata preparazione psicologica. La coppia che opta per l’adozione deve sottoporsi ad un lungo iter di controlli e colloqui per verificarne l’idoneità con medici, psicologi e assistenti sociali. Quando i genitori sono considerati idonei devono poi aspettare i tempi più o meno lunghi per le pratiche burocratiche dell’adozione.

Affinché l’adozione abbia un esito positivo è fondamentale che la coppia abbia elaborato il senso di frustrazione e fallimento per non essere stata capace di procreare biologicamente. Ciò potrebbe lasciare la sensazione che la genitorialità adottiva sia inferiore a quella biologica, creando un rapporto disfunzionale. Quindi è importante che i genitori adottivi, che hanno alle spalle tale storia di sofferenza dovuta alla sterilità, si confrontino con il figlio in merito alle motivazioni che li hanno spinti all’adozione. Svelare questo vissuto doloroso aiuta a creare un legame più intimo e forte con il bambino, anch’egli portatore di grandi dolori e sofferenze spesso dovute all’abbandono.

I primi incontri sono fondamentali in quanto si confrontano le aspettative reciproche dei genitori adottivi e del bambino. In entrambi i casi i soggetti in questione avranno sviluppato fantasie sul futuro e su come sarà la famiglia che si verrà a creare. È necessario che vi sia un adattamento reciproco determinato dalla voglia di instaurare da subito un legame positivo e intenso. I genitori dovranno ridimensionare l’immagine fantasiosa sia del bambino sia di se stessi come coppia genitoriale, inserendo tali elementi nella realtà; senza dimenticare che il minore, se da una parte può essere felice di essere adottato, dall’altra può avere la consapevolezza di essere stato definitivamente abbandonato dai genitori naturali.
È giusto inoltre che i genitori ricordino con il bambino il suo passato prima dell’adozione. Anche perché il passato del minore non si può cancellare, anzi privarlo di questo aspetto significherebbe fargli perdere contatto con una parte di se stesso e della sua identità personale e culturale. Infatti, spesso i bambini adottati provengono da paesi con lingua e cultura diversa dalla propria che vanno comunque rispettate. È necessario che il minore si senta accettato dalla nuova famiglia e integrato nell’ambiente sociale nonostante queste diversità. Questi aspetti sono fondamentali affinché si pongano le basi per una relazione sana ed equilibrata.

Le cose si complicano quando un bambino che ha avuto contatto con i genitori naturali viene adottato. Da una parte i genitori adottivi hanno paura che non si affezioni a loro, dall’altra il minore potrebbe sviluppare un forte senso di abbandono e di autosvalutazione che potrebbe farlo rimanere ancorato alle sue origini senza peraltro riuscire ad integrarsi nella nuova famiglia. Per il bambino che invece non ha conosciuto i genitori naturali, è normale avere curiosità rispetto alle sue origini e alle motivazioni che hanno spinto i genitori naturali a darlo in adozione. Questa curiosità non deve ledere la sicurezza della coppia adottiva e non deve mettere in dubbio il legame che si è creato con il figlio adottivo.
Per quanto riguarda il lavoro degli operatori, la consulenza preadottiva consiste nell’aiutare i genitori e le famiglie rivelatesi idonee per l’adozione di un minore a far fronte a tutte le difficoltà iniziali derivanti dall’eventuale successivo inserimento del minore nel nuovo nucleo e dalla conseguente problematica che concerne la ristrutturazione dei rapporti interattivi tra i vari membri. L’operatore dovrebbe, in questa fase, fornire validi strumenti e aiuti concreti finalizzati a prevenire la futura comparsa di difficoltà.

È importante che la valutazione e la scelta della famiglia in cui verrà inserito il minore si basi più sui bisogni e sulle specifiche caratteristiche personali del bambino che sulle persone richiedenti l’adozione. È necessario che venga svolto dai servizi un continuo lavoro di consulenza, di aiuto e di sostegno rivolto a tutti i membri del nuovo nucleo, affinché si vengano a costituire e consolidare positivi rapporti e si pervenga a ristrutturare adeguatamente il nucleo familiare.

Effettivamente i genitori potrebbero, ad esempio, incontrare difficoltà a fornire una corretta spiegazione dell’adozione ai loro figli che crescono o potrebbero avvertire il bisogno di avere ulteriori informazioni sull’ambiente di origine del minore o sul vissuto del minore adottato. Per questi motivi spesso è utile offrire un aiuto alle famiglie anche oltre la conclusione legale del processo di adozione (Minardi, 2000). Sicuramente l’adozione può sembrare complicata o essere vissuta con difficoltà, ma preparandosi adeguatamente e chiedendo l’aiuto degli operatori in caso di bisogno, può rivelarsi un’esperienza meravigliosa.