Inserimento al nido può avere conseguenze sulla nanna?

bLa fase dell’inserimento al nido è carica emotivamente sia per il bambino che per i suoi genitori.

Spesso coincide con il momento in cui la mamma ritorna al lavoro dopo la maternità, quindi frequentemente è il primo momento in cui avviene una separazione tre lei e il suo bambino.

Può accadere che in questa fase delicata della crescita, ossia l’entrata all’asilo nido, il piccolo risenta di ciò che sta avvenendo durante il giorno riflettendolo su un sonno più disturbato.

Questo avviene perché lasciarsi andare al dormire è proprio una separazione dalla figura affettiva di riferimento e quindi è molto stretto il collegamento emotivo con l’altra esperienza diurna che stanno vivendo mamma e bebè insieme.

Che cosa può fare un genitore per aiutare suo figlio e se stesso in questa nuova esperienza?

La risposta si può trovare nel pensiero di Bowlby, psicoanalista inglese, che ha sviluppato la Teoria dell’Attaccamento.

Il presupposto di fondo sta nel considerare che il tipo di relazione che si instaura tra il bambino e sua madre, sia fondamentale per la costruzione della sua personalità e del modo in cui diventa in grado di tessere rapporti sociali e integrarsi in ambienti diversi da quello familiare.

Le capacità della madre di rispondere con sensibilità ai bisogni del figlio ed eventualmente, nei momenti in cui questo non è possibile, essere in grado di riparare alle frustrazioni provate dal bimbo, permettono al piccolo di sentirsi appagato e sicuro, per cui avrà un atteggiamento attivo di esplorazione dell’ambiente e sarà certo che, anche nei momenti in cui la madre non ci sarà, lei tornerà e quindi non la perderà.

Affinchè venga mantenuta la sicurezza di fondo che il bambino prova nei confronti della figura di attaccamento (madre, padre, ecc.) è importante scegliere un nido in cui sia possibile individualizzare i tempi dell’inserimento, così che la mamma e suo figlio possano separarsi gradualmente ed assaporare la ricchezza di questa nuova esperienza.

Un nido che permetta la presenza della madre (o di un’altra figura significativa) in modo che possa stare con il bambino e gradualmente diminuire la sua vicinanza, sia da un punto di vista fisico che temporale, e quindi instaurare nuovi legami di fiducia con le figure educative della struttura.

Sarà da porre attenzione ai segnali dati dal piccolo e rispondere ai comportamenti di ricerca di contatto fisico, al suo aggrapparsi e seguire l’adulto di riferimento e a segnali quali il riso, il pianto, lo sguardo e i vocalizzi. Il genitore, aiutato anche dall’educatore, avrà il compito di fare da “base sicura”, cioè stare vicino nei momenti di maggiore richiesta di contatto e lasciare allontanare il bambino per permettergli di esplorare.

Considerare che l’attaccamento del bambino alla madre non è contrapposto alla formazione di altri legami con gli educatori dell’asilo, può essere tranquillizzante per i genitori: i bambini anche molto piccoli sono in grado di instaurare legami multipli, basti pensare agli zii e ai nonni.

Per cui se il bambino esprime i propri vissuti emotivi, rispetto all’esperienza dell’inserimento al nido, tramite un sonno disturbato, o nella fase di addormentamento o con frequenti risvegli, se sarà curata l’esperienza nuova diurna, le problematiche legate al sonno risulteranno essere transitorie. Non sarà necessario cambiare le abitudini legate ai rituali dell’addormentamento, il posto dove dorme il bambino o chi lo accompagna a letto; sarà invece utile, avere sempre quell’attenta sensibilità per rispondere ai bisogni del bambino che potrà richiedere maggiore contatto. Il genitore si troverà, quindi, ad essere, anche di notte, quella “base sicura” per cui avrà il compito di dosare la vicinanza e la lontananza in un equilibrio tra i bisogni di dipendenza ed autonomia intrinsechi al processo di crescita del proprio bambino.