Il lifting non va in pensione e la medicina estetica batte la crisi

 

trattamento-viso-sculptraL’Italia batte USA in fatto di ritocco. Secondo i dati dell’Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica, gli interventi di chirurgia e medicina estetica hanno superato quota 1 milione, con un aumento del + 6,20% rispetto al passatoe una crescita quasi doppia rispetto a quella americana.

Il botulino, il farmaco che inibisce temporaneamente la contrazione dei muscoli impedendo la formazione delle rughe di espressione, batte i filler, i prodotti biocompatibili che, iniettati nel derma superficiale o profondo, consentono di ripristinare i volumi persi a causa dell’invecchiamento della pelle. Ma se il botulino è universalmente riconosciuto come un prodotto scientificamente efficace e sicuro mai e poi mai potrà sostituire il lifting, che è l’unico in grado di riposizionare i tessuti provati dall’effetto degli anni e che, se fatto come si deve, garantisce oggi un risultato assolutamente naturale”.

Il chirurgo plastico Paolo Santanchè non ha dubbi: le iniezioni di tossina spiana-rughe non possono in alcun modo mandare ‘in pensione’ gli interventi classici che, “rispetto al botulino, hanno un’altra funzione e non potranno essere rimpiazzati. Anzi sono in netto aumento. Con buona pace di chi preferisce imbottire il viso di acido ialuronico rischiando di trasformarlo in una zampogna”.
Così l’esperto all’Adnkronos Salute, all’indomani della notizia del suicidio – il 5 aprile a Miami – del guru del Botox Fredric Brandt, americano pioniere del ‘ritocco al veleno’ che ha usato fra i primi sul volto di tante star. Madonna tra le altre. “In Italia il botulino ha vari detrattori – osserva Santanchè – Stranamente viene spesso considerato pericoloso, quando invece la sua sicurezza è ormai ampiamente provata. A livello mondiale rappresenta forse il trattamento di medicina estetica più eseguito e anche nel nostro Paese è comunque tra i più utilizzati, pur con un rapporto botulino-filler inferiore rispetto alla media internazionale. Ed è in cima alle classifiche per un motivo molto semplice: funziona”. Detto questo, “bisogna fare dei distinguo: ogni cosa, dal botox ai filler fino al lifting, ha la sua indicazione e per questa va usata”.
Ma quando serve l’una e quando l’altra? “Il filler – risponde Santanchè – come dice il termine stesso è un prodotto che riempie”, e che quindi va utilizzato quando c’è un’area ‘scavata’ da rimpolpare. “Il botulino invece rilassa, perciò va benissimo per intervenire in tutte le zone in cui il difetto estetico è dato da una eccessiva contrazione dei muscoli mimici”. E’ dunque il prodotto giusto per cancellare “le rughe frontali, quelle glabellari tra sopracciglia o le zampe di gallina”, elenca lo specialista. “E’ ovvio invece che non può fare assolutamente nulla – precisa – nei casi in cui il problema è legato al rilassamento dei tessuti. Quando accade, la chirurgia non può essere sostituita e chi dice il contrario afferma il falso. Gli unici a sostenere che il lifting è passato di moda sono quelli che non lo sanno fare. E teniamo presente che non più del 10% dei chirurghi è in grado di eseguire un intervento di alto livello”, stima l’esperto.
Doppio mento, guance che cascano senza più riuscire a vincere la forza di gravità. “Laddove il viso si è rilassato, in generale dopo i 40 anni nelle donne e dopo i 50 negli uomini – continua Santanchè – i tessuti vanno ricompattati e riposizionati, cioè c’è bisogno di un intervento chirurgico”. Un lifting ‘doc’, puntualizza lo specialista, “deve andare ad agire sui piani profondi, mentre la pelle va tirata pochissimo. Purtroppo, mentre tirare la pelle è semplice, agire in profondità è assai complicato. Ecco perché capita di vedere in giro quei visi ‘spiritati’ che tutti abbiamo in mente: tradiscono un lifting fatto male”.
“Negli anni – testimonia Santanchè – la richiesta di lifting è aumentata a dismisura. Soprattutto da parte delle donne, ma anche degli uomini. E fra le donne si è ridotta l’età della domanda. Finalmente si è capito che agire prima è meglio e non solo perché il risultato è migliore: anche perché aiuta a rallentare l’invecchiamento successivo e infine perché l’effetto ottenuto, un ringiovanimento estetico di 10 anni, si gode di più a 40 anni che a 50. Nel primo caso significa infatti tornare a dimostrare 30 anni, nel secondo 40″. Quanto ai cosiddetti lifting ‘soft’ o ‘con i fili’, lo specialista è scettico: “Come insegnano gli americani, mini-intervento significa mini-risultato”.
“Il lifting o lo fai o non lo fai – ammonisce l’esperto – Perché in ogni caso, classico o con fili, vuol dire comunque sottoporsi a un intervento chirurgico, in cui la presenza dell’anestesista per la sedazione profonda è fondamentale se si agisce in condizioni di sicurezza, e dopo il quale segue ugualmente un ‘blackout estetico’ di alcune settimane” nell’attesa che scompaiano i gonfiori normali dopo l’operazione. Anche sul fronte economico, “il risparmio degli interventi soft si annulla – riflette lo specialista – considerando che un buon lifting dura 10 anni mentre i fili reggono un paio, a fronte di un risultato modesto”. Promosse invece le tecniche di rivitalizzazione con grasso autologo prelevato dalle zone con accumuli, trattato e addizionato di Prp (plasma arricchito di piastrine): “Sono metodiche complementari al lifting, perché abbinano all’azione meccanica quella biologica delle staminali e dei precursori cellulari.