Dedicato a…

dedica, fiducia, uomini e donne, John Gray, luoghi comuniQuando John Gray ha distinto nel suo “Gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere” i caratteri fondamentali che distinguono i due sessi, forse ha omesso alcune peculiarità.
Mi riferisco alla differenza di espressione tra uomini e donne, ovvero alla capacità dei primi di dialogare per luoghi comuni e delle seconde di discettare per concetti.
Indubbiamente, conducendo una ricerca sociologica sui programmatori della Nokia Mobile, si scoprirebbe che il 98% dei cervelli lì impiegati sono maschili; così si giustificano i logotipi del calibro di “torno presto”, sono in riunione”, “non posso rispondere”, che compongono i messaggi preregistrati dei nostri cellulari.

Allo stesso modo si esprimeva Masters nella sua “Antologia di Spoon River”, quando si riferiva agli abitanti del suo paesino, descritti attraverso gli epitaffi sulle lapidi, per mezzo di affermazioni comuni, da cui si desumeva la vita di ogni giorno, ma senza la reale volontà di raccontare chi quelle fosse riempisse, se non attraverso appunto il luogo comune.

In effetti, raccontare un concetto non è semplice, è più facile descrivere un comportamento fisico che si colleghi a una circostanza reale, un atteggiamento che appaghi la stringente logica superficiale maschile, allocata in una zona piuttosto superficiale della corteccia cerebrale.

Prendiamo il concetto di fiducia e il termine tradimento.

Per il maschio che attinge alla logica stringente di cui sopra, i lemmi sono associati dal comune richiamo alle corna. La realtà, a mio avviso, risulta diversa.

Il tradimento, al di là delle possibili esimenti, delle varie giustificazioni e degli improbabili distinguo, si configura in un comportamento commissivo atto a ingannare qualcuno o violare un patto, venire meno a un obbligo vincolante, alla fede data (dizionario Sabatini- Coletti).
La fiducia è una situazione soggettiva che matura col tempo, la consuetudine e la sensazione di affidamento che può nascere nei confronti di qualcuno. Perciò la fiducia si costruisce e non solo si perde, come potrebbe invece reputare il tipico esponente del mondo maschile. Questa differente interpretazione è uno dei problemi costanti nel rapporto donna- uomo, per cui all’affermazione comunemente femminile del “non ho fiducia in te”, l’uomo comunemente risponde “non ho fatto nulla” e probabilmente (mai possibile?) per davvero non ha fatto nulla, ma non per questo è meritevole di fiducia.

 

Questa incapacità di comprendersi provoca dubbi, malumori e incertezze.

Del resto, come si fa a spiegare a una donna quanto sia importante e quanto tale importanza nasca dall’essere così come è, senza aggiungere aggettivi o qualità, non volendo incorrere in smielate dichiarazioni del tipo “agli altri posso dedicare pure il mio tempo, che scivola via uguale a se stesso, ma a te porgo la mia anima, ciò che ho di unico e di più grande”, oppure a definizioni di possesso o di preclusione, tratte dall’universo maschile del tipo “sei unica” o “mi appartieni”.

Bisogna accontentarsi e sperare, considerato che la pazienza di aspettare non attiene all’uomo marziano.

Un tale articolato preambolo serve solo a spiegare il titolo “Dedicato a…” di tale pezzo.

Dedicato a… è un concetto, per l’appunto. Nasconde un pensiero più grande che solo il legittimo destinatario può cogliere pienamente nell’intestazione e si desume dal testo, dalle parole e dalle espressioni indicate.

 

Considerato che non si parla di corna, epitaffi o tradimento, il destinatario non può essere di certo un uomo.

 

R.