Capricci e noi cosa facciamo?

imagesI capricci sono un modo con cui i bambini cercano di stabilire i confini del loro “potere”. Cosa fare per non farsi “travolgere”.
Da sempre i capricci sono un problema che riguarda tutti i bambini e quindi tutti i genitori. Oggi però gli adulti si dichiarano sempre più spesso spiazzati e incapaci di fronteggiarli. Questa “nuova” difficoltà non nasce dai bambini ma dal rapporto che i genitori hanno nei confronti dell’autorità. Questa parola fa molta paura ai genitori, che oggigiorno tendono ad avere un atteggiamento amichevole con i propri figli, il più possibile paritario. L’uso dell’autorità ricorda un passato non troppo lontano, nel quale era normale comandare i bambini a bacchetta e punire tout court i capricci. Purtroppo oggi si rischia di cadere nell’eccesso opposto, quello di permettere tutto (e quindi di tollerare capricci a oltranza) o di dare infinite spiegazioni sul perché di un ordine. È un errore: i bambini piccoli non sono in grado di capire le spiegazioni e vanno indirizzati in modo fermo. L’autorità in questo caso è il miglior modo di prendersi cura, il più amorevole, perché manda questo messaggio: se anche tu sei smarrito e non sai cosa fare (e fai troppi capricci) ci penso io.

Il motivo per cui scoppiano i capricci è spesso “futile”: un cibo negato, un giocattolo altrui di cui si vuole appropriare, un abito che rifiuta di indossare. Avere o non avere queste cose non è fondamentale per il bambino, anche se lo può sembrare. Questa è solo la richiesta “di facciata”: quella importante, vitale, è nascosta. I capricci, nati all’interno di una relazione, hanno lo scopo di modificarla, di forzarla, di saggiarne i limiti. I genitori rimangono turbati quando vedono i figli urlare come fossero “impazziti” e reagiscono con sgomento e rabbia, proprio perché non individuano la vera richiesta. Il bambino, pur inconsapevolmente, sa invece quello che vuole e per questo combatte con tutte le sue forze.
A questo punto cosa fare?

Non cercate un rapporto alla pari

Mettersi sullo stesso piano di un bambino è una terribile trappola, che mette in difficoltà i piccoli, perché si chiede loro di essere adulti anzi tempo. A 2 o 3 anni non date spiegazioni e non parlate di regole, ma applicatele senza discuterle.

Stabilite voi i loro confini

Tutti i cuccioli, umani e animali, hanno bisogno di fortificarsi dapprima all’interno di piccoli spazi, che si allargano progressivamente con la crescita. Sono quasi dei confini territoriali, che significano “fin qui ti puoi spingere, più in là no”.

Non tentate di convincere

Se ha preso un gioco a un altro bambino o qualcosa che non doveva, significa che sta sperimentando il suo potere: non riuscirete a fargli cambiare idea con le spiegazioni. Dunque prendetelo e restituitelo voi. Capirà il vostro gesto molto meglio delle parole. Se volete spiegargli la differenza tra “tuo e “mio” fatelo in un momento di calma, non di conflitto.

Niente indecisioni

Quando decidete di dare uno stop, non tornate sui vostri passi e non cercate subito di consolarlo o di “risarcirlo” con oggetti o attenzioni speciali. Un ordine sbagliato è meglio dell’incoerenza. Se vi accorgete di aver ecceduto, avrete a disposizione altri momenti per essere gentili, teneri e comprensivi.

E quando sembra isterico?

A volte i capricci degenerano e il bambino prende a urlare, a scalciare e si butta per terra come impazzito. Specialmente quando questo avviene in luoghi pubblici, il genitore entra in crisi, temendo più che altro il giudizio di chi gli sta attorno. Aggiungere le vostre grida alle sue o magari strattonarlo per “farlo ragionare” è del tutto controproducente. Se non è possibile ignorarlo – spesso questa è proprio la tattica migliore – cercate di contenerlo con un atteggiamento fermo, senza agitarvi, portandolo in un luogo più tranquillo e aspettate che “sbollisca”. La mente del bambino non si ferma mai troppo a lungo su qualcosa e in breve tempo si sarà dimenticato lui per primo dell’episodio.