Bullismo in rosa

 

bullismo-rosaIl fenomeno del bullismo è sempre più al centro dell’attenzione pubblica. Secondo un’indagine della Società Italiana di Pediatria, “Abitudini e stili di vita degli adolescenti italiani”, il 46 % dei ragazzini intervistati ha assistito a episodi di bullismo, e più di uno su tre, il 34 %, li ha subiti direttamente o attraverso un amico vittima. La novità emergente però è il bullismo femminile , un fenomeno meno diretto, che colpisce la vittima attraverso vari passaggi, predilige comportamenti subdoli, sottili, anche più taglienti: insinuazioni, pettegolezzi, derisione pubblica, messaggini provocatori.
Le vittime sulle quali accanirsi sono altre bambine o ragazzine, portatrici di qualcosa in meno, ma a volte anche in più, agli occhi della prevaricatrice e della sua corte, il gruppetto di adepte. Si tratta di un comportamento persecutorio poco evidente che dura a lungo prima di essere scoperto. Non mancano ultimamente comunque anche ragazze che agiscono con l’aggressività fisica diretta, come ci racconta spesso la cronaca.
Mentre viene confermato l’uso al maschile di minacce e percosse, le ragazzine arrivano prime nella diffusione di false informazioni verso gli altri, risultano abili nell’essere prevaricatrici in modo “sofisticato”.
Non a caso il cyberbullismo che si sta diffondendo sul web (persecuzione della vittima attraverso il suo profilo su un social network, diffusione di immagini denigratorie o intime senza consenso), interessa in particolare le ragazze.
Influenze familiari, sociali e mediatiche sono coinvolte nella diffusione di questi atteggiamenti.
Esistono modi diversi di fare la bulla e che anche bambine di sette e otto anni possono iniziare ad esserlo. È fondamentale distinguere tra aggressività e bullismo, scherzi e prepotenze, antipatia e vittimizzazione, in particolare concentrarsi sul modo in cui la bambina/ragazzina sta insieme ai coetanei, se tende a controllarli, a “utilizzarli” o sottometterli per i propri scopi, che è ben diverso dall’abilità di saperne esprimere emotivamente le esigenze, come fa una vera “leader”. Se è una bambina che reagisce esageratamente con rabbia o depressione quando viene ostacolata o contrariata. Se è incapace di sintonizzarsi con l’altro, di dispiacersi o provare rimorso per quello che fa, sostanzialmente non è empatica. I genitori possono intervenire progettando interventi educativi che inevitabilmente coinvolgeranno anche loro, finalizzati a promuovere alcune specifiche competenze per imparare modi nuovi e funzionali per stare con gli altri.